In Alleanza

Il blog del Centro Internazionale di Spiritualità


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“THE DIVISIONS AMONG US CHRISTIANS ARE A SCANDAL”

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General Audience of Pope Francis held in St. Peter’s Square January 22, 2014.

Dear Brothers and Sisters, good morning!

Last Saturday, the Week of Prayer for Christian Unity began, it ended yesterday, on the feast of the Conversion of Saint Paul the Apostle. It is a time dedicated to prayer for the unity of all the baptized, in keeping with the will of Christ: “that they may all be one” (John 17:21).

Every year, an ecumenical group from a region of the world suggests a theme, under the guidance of the Ecumenical Council of Churches and the Pontifical Council for Promoting Christian Unity, and prepares the prayers for the Week of Prayer. This year these prayers referred to the question Saint Paul addressed to the Christians of Corinth: “Is Christ divided?” (1 Corinthians 1:13).

Christ was certainly not divided. However, we must admit sincerely, with sorrow, that our communities continue to live divisions that are a scandal. There is no other word: a scandal. “Each one of you – the Apostle wrote – says: ‘I belong to Paul,’ ‘I instead belong to Apollo,’ ‘And I belong to Cephas,’ ‘And I belong to Christ’” (1:12).

But Christ’s name creates communion and unity, not division! He has come to make communion among us, not to divide us. Baptism and the Cross are central elements of Christian discipleship which we have in common. Divisions, instead, weaken credibility and the effectiveness of our commitment to evangelization and risk emptying the Cross of its power (cf. 1:17).

Paul reproached the Corinthians for their disputes, but he also thanked God “because of the grace which was given you in Christ Jesus, that in every way you were enriched in him with all speech and knowledge” (1:4-5). These words are not a simple formality, but a sign that he sees first of all  — and of this he rejoices sincerely — the gifts made by God to the community. This attitude of the Apostle is an encouragement for us and for every Christian community to acknowledge with joy the gifts of God present in other communities. Despite the suffering of the divisions, which unfortunately still remain, let us receive Paul’s words as an invitation to rejoice sincerely for the graces granted by God to other Christians: let us recognize it and rejoice.

It is good to acknowledge the grace with which God blesses us and, even more so, to find in other Christians something of which we are in need, something that we can receive as a gift from our brothers and our sisters.  This requires much prayer, humility, reflection and constant conversion. Let us go forward on this path, praying for the unity of Christians, so that this scandal may cease and be no longer with us.


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“LE DIVISIONI FRA NOI CRISTIANI SONO UNO SCANDALO. ”

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Dall’udienza generale di Papa Francesco il 22 gennaio 2014

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Sabato scorso è iniziata la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si concluderà sabato prossimo, festa della Conversione di san Paolo apostolo. Questa iniziativa spirituale, quanto mai preziosa, coinvolge le comunità cristiane da più di cento anni. Si tratta di un tempo dedicato alla preghiera per l’unità di tutti i battezzati, secondo la volontà di Cristo: «che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Ogni anno, un gruppo ecumenico di una regione del mondo, sotto la guida del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, suggerisce il tema e prepara sussidi per la Settimana di preghiera. Quest’anno tali sussidi provengono dalle Chiese e Comunità ecclesiali del Canada, e fanno riferimento alla domanda rivolta da san Paolo ai cristiani di Corinto: «È forse diviso il Cristo?» (1 Cor 1,13).

Certamente Cristo non è stato diviso. Ma dobbiamo riconoscere sinceramente e con dolore, che le nostre comunità continuano a vivere divisioni che sono di scandalo. Le divisioni fra noi cristiani sono uno scandalo. Non c’è un’altra parola: uno scandalo. «Ciascuno di voi – scriveva l’Apostolo – dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “E io di Cefa”, “E io di Cristo”» (1,12).  …. Ma il nome di Cristo crea comunione ed unità, non divisione! Lui è venuto per fare comunione tra noi, non per dividerci. Il Battesimo e la Croce sono elementi centrali del discepolato cristiano che abbiamo in comune. Le divisioni invece indeboliscono la credibilità e l’efficacia del nostro impegno di evangelizzazione e rischiano di svuotare la Croce della sua potenza (cfr 1,17).

Paolo rimprovera i corinzi per le loro dispute, ma anche rende grazie al Signore «a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza» (1,4-5). Queste parole di Paolo non sono una semplice formalità, ma il segno che egli vede prima di tutto – e di questo si rallegra sinceramente – i doni fatti da Dio alla comunità. Questo atteggiamento dell’Apostolo è un incoraggiamento per noi e per ogni comunità cristiana a riconoscere con gioia i doni di Dio presenti in altre comunità. Malgrado la sofferenza delle divisioni, che purtroppo ancora permangono, accogliamo, le parole di Paolo come un invito a rallegrarci sinceramente delle grazie concesse da Dio ad altri cristiani. Abbiamo lo stesso Battesimo, lo stesso Spirito Santo che ci ha dato la Grazia: riconosciamolo e rallegriamoci.

È bello riconoscere la grazia con cui Dio ci benedice e, ancora di più, trovare in altri cristiani qualcosa di cui abbiamo bisogno, qualcosa che potremmo ricevere come un dono dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle. Il gruppo canadese che ha preparato i sussidi di questa Settimana di preghiera non ha invitato le comunità a pensare a quello che potrebbero dare ai loro vicini cristiani, ma le ha esortate ad incontrarsi per capire ciò che tutte possono ricevere di volta in volta dalle altre. Questo richiede qualcosa di più. Richiede molta preghiera, richiede umiltà, richiede riflessione e continua conversione. Andiamo avanti su questa strada, pregando per l’unità dei cristiani, perché questo scandalo venga meno e non sia più tra noi.

 


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“Migrants and Refugees: Towards a Better World”

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Dear Brothers and Sisters,

Our societies are experiencing, in an unprecedented way, processes of mutual interdependenceand interaction on the global level. While not lacking problematic or negative elements, these processes are aimed at improving the living conditions of the human family, not only economically, but politically and culturally as well. Each individual is a part of humanity and, with the entire family of peoples, shares the hope of a better future. This consideration inspired the theme I have chosen for the World Day of Migrants and Refugees this year: Migrants and  Refugees: Towards a Better World. In our changing world, the growing phenomenon of human mobility emerges, to use the cf. Message for the 2006 World Day of  Migrants and Refugees).

While it is true that migrations often reveal failures and shortcomings on the part of States and the international community, they also point to the aspiration of humanity to enjoy a unity marked by respect for differences, by attitudes of acceptance and s goods, and by the protection and the advancement of the dignity and centrality of each human being. From the Christian standpoint, the reality of migration, like other human realities, points to the tension between the beauty of creation, marked by Grace and the Redemption, and the mystery of sin. Solidarity, acceptance, and signs of fraternity and understanding exist side by side with rejection, discrimination, trafficking and exploitation, suffering and death.

Particularly disturbing are those situations where migration is not only involuntary, but actually set in motion by various forms of human trafficking and enslavement. Nowadays, “slave labour” is common coin! Yet despite the problems, risks and difficulties to be faced, great numbers of migrants and refugees continue to be inspired by confidence and hope; in their hearts they long for a better future, not only for themselves but for their families and those closest to them. What is involved in the creation of “a better world”? The expression does not allude naively to abstract notions or unattainable ideals; rather, it aims at an authentic and integral development, at efforts to provide dignified living conditions for everyone, at finding just responses to the needs of individuals and families, and at ensuring that God’s gift of creation is respected, safeguarded and cultivated. The Venerable Paul VI described the aspirations of people today in this way: “to secure a sure food supply, cures for diseases and steady employment… to exercise greater personal resonsibility; to do more, to learn more, and have more, in order to be more” (Populorum Progressio, 6).

Papa Francis

 


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“Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore”

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Cari fratelli e sorelle!

Le nostre società stanno sperimentando, come mai è avvenuto prima nella storia, processi di mutua interdipendenza e interazione a livello globale, che, se comprendono anche elementi problematici o negativi, hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita della famiglia umana, non solo negli aspetti economici, ma anche in quelli politici e culturali.

 Ogni persona, del resto, appartiene all’umanità e condivide la speranza di un futuro migliore con l’intera famiglia dei popoli. Da questa constatazione nasce il tema che ho scelto per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di quest’anno: “Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore”. Tra i risultati dei mutamenti moderni, il crescente fenomeno della mobilità umana emerge come un “segno dei tempi”; così l’ha definito il Papa Benedetto XVI (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2006). Se da una parte, infatti, le migrazioni denunciano spesso carenze e lacune degli Stati e della Comunità internazionale, dall’altra rivelano anche l’aspirazione dell’umanità a vivere l’unità nel rispetto delle differenze, l’accoglienza e l’ospitalità che permettano l’equa condivisione dei beni della terra, la tutela e la promozione della dignità e della centralità di ogni essere umano.

Dal punto di vista cristiano, anche nei fenomeni migratori, come in altre realtà umane, si verifica la tensione tra la bellezza della creazione, segnata dalla Grazia e dalla Redenzione, e il mistero del peccato. Alla solidarietà e all’accoglienza, ai gesti fraterni e di comprensione, si contrappongono il rifiuto, la discriminazione, i traffici dello sfruttamento, del dolore e della morte. A destare preoccupazione sono soprattutto le situazioni in cui la migrazione non
è solo forzata, ma addirittura realizzata attraverso varie modalità di tratta delle persone e di riduzione in schiavitù. Il “lavoro schiavo” oggi è moneta corrente!

Tuttavia, nonostante i problemi, i rischi e le difficoltà da affrontare, ciò che anima tanti migranti e rifugiati è il binomio fiducia e speranza; essi portano nel cuore il desiderio di un futuro migliore non solo per se stessi, ma anche per le proprie famiglie e per le persone care. Che cosa comporta la creazione di un “mondo migliore”? Questa espressione non allude ingenuamente a concezioni astratte o a realtà irraggiungibili, ma orienta piuttosto alla ricerca di uno sviluppo autentico e integrale, a operare perché vi siano condizioni di vita dignitose per tutti, perché trovino giuste risposte le esigenze delle persone e delle famiglie, perché sia rispettata, custodita e coltivata la creazione che Dio ci ha donato.   Il Venerabile Paolo VI descriveva con queste parole le aspirazioni degli uomini di oggi: «essere affrancati dalla miseria, garantire in maniera più sicura la propria sussistenza, la salute, un’occupazione stabile; una partecipazione più piena alle responsabilità, al di fuori da ogni oppressione, al riparo da situazioni che offendono la dignità umana; godere di una maggiore istruzione; in una parola, fare conoscere e avere di più, per essere di più»  (Lett. Enc.. Populorum progressio, 26 marzo 1967, 6).

Papa Francesco. 

 


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THE CULTURE OF RENCONCILIATION

 

 

In African culture, reconciliation is a value that should be celebrated to bring a harmony and life among the members of the community concerned. In order to pass on this value to a new generation, many attractive stories concerning reconciliation were narrated to the young people by the elders who acted as teachers. One of these attractive stories is as follows:

 

Once on a time, the earth and the heaven were so close to each other. The clouds were food for human beings and other creatures on the earth, some clouds were meat. Gods gave some obligations to guide human beings on how to use this food. One of these obligations was that, human beings could eat some meat but without salt. Unfortunately, the young girl who didn’t want to obey this rule, decided to put salt in the meat, immediately, the earth and the heaven separated and human beings could any more get food. The girl confessed her guilt. The whole community was affected by that action. The community members were in fear of losing their important values. They needed reconciliation that could bring back the closeness between heaven and earth. So they preyed to gods. But gods’ answer was that, the heaven would provide rain and the earth could produce food for human beings and other creatures. In this way they reconciled heaven and earth and brought harmony among themselves and other creatures. The earth and heaven could collaborate to produce food for people and all creatures.

 

As this short story tells about importance of reconciliation, we too need reconciliation. The fear had entered the world because of disobedience of our first parents. This fear continues to exist in the world because of our sins especial the refutation of reconciliation. In many parts of the world, we witness how fear rules where reconciliation fails to take place. With the birth of Christ, God aimed to bring a peace through reconciliation. We celebrated this great event with a new hope that Child Jesus will continue to be with us and will continue to establish peace and unit in our broken world through reconciliation.  Christ will continue to be with us and renew our good cultural values, especial culture of reconciliation which is so important in our life. 

 

To celebrate the great event of the birth of our Lord Jesus Christ is also to celebrate our reconciliation because he came to reconcile us with God, heaven and earth. This event encourages us to continue to value and live reconciliation as a special gift from our God who became a man for us and who dwells among us.

 

 Don’t be afraid!”, “Peace on earth…”  (Lc.2:10, 14) these announcements of angels took away a fear of their listeners. These proclamations are so needed in our today’s world to unite us. While continue to maintain our good cultural values, Let us collaborate with Christ to bring reconciliation in ourselves, our community, families and in our broken world.

 

 

 

 Martina Marco asc


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LA CULTURA DELLA RICONCILIAZIONE

 

Nella cultura africana, la riconciliazione è un valore che deve essere celebrato per portare armonia e vita tra i membri di ogni comunità. Per trasmettere questo valore ad una nuova generazione, molte storie interessanti riguardanti la riconciliazione vengono narrate ai giovani dagli anziani che agiscono come insegnanti.

Una di queste storie  è la seguente: “In quel tempo,  la terra e il cielo eramo molto vicini l’uno all’altra. Le nubi erano il cibo per gli esseri umani e le altre creature dalle terra, alcune nuvole erano di carne. Gli dei diedero alcuni divieti: gli esseri umani potevano mangiare la carne, ma senza sale. Purtroppo una ragazza che non voleva obbedire a questa regola, decise di mettere il sale nella carne. Immediatamente  la terra  e il cielo si separano e gli esseri umani non poterono piú prendere il cibo. La ragazza confessó la sua colpa, ma l’intera comunitá fu colpita da questa azione. I membri della comunitá ebbero paura di perdere questi importanti valori. Avevano bisogno della riconciliazione per ristabilire la vicinanza tra la terra e il cielo. Così pregarono gli dei, ma la loro risposta fu che il cielo avrebbe fornito la pioggia e la terra avrebbe prodotto il cibo per gli esseri umani e per altre creature. La terra e il cielo avrebbero collaborato per produrre cibo per le persone e le creature”.

 Questa breve storia narra l’importanza della riconciliazione: abbiamo bisogno di riconciliazione. La paura è entrata nel mondo a causa della dissobbedienza dei nostri progenitori. Questa paura continua ad esistere nel mondo a causa dei nostri peccati specialmente a causa del rifiuto della riconciliazione.  In molte parti del mondo siamo testimoni di come la paura governi e come la riconciliazione non riesca a trovare il suo spazio.

 Con la nascita di Cristo, Dio Padre si prefisse l’obiettivo di portare la pace attraverso la riconciliazione. Abbiamo festeggiato questo grande evento con la nuova speranza che Gesú Bambino continuerá ad essere con noi e continuerá a stabilire la pace e l’unitá nel nostro mondo ferito attraverso la riconciliazione.

Cristo continuerá ad essere con noi e ci rinnoverá i nostri valori, specialmente attraverso la cultura della riconciliazione che è così importante nella nostra vita.

 Celebrare il grande evento della nascita del loro Signore Gesú Cristo è anche celebrare la riconciliazione perchè Egli è venuto per riconciliare la terra e il Cielo. Questo evento ci incoraggia a continuare a vivere  e promuovere la riconciliazione come un dono speciale del nostro Dio che si è fatto uomo per noi e che abita in mezzo a noi.

 Non abbiate paura!” “Pace in terra…” (Lc 2,10.14): sono questi gli annunci degli angeli che allontanano la paura di chi ascolta. Questi messaggi sono necessari nel mondo di oggi per unirci. Mentre continua a professare i nostri buoni valori culturali, cerchiamo di collaborare con Cristo per essere riconciliati con noi stessi, con la nostra comunitá, con le famiglie e con il nostro mondo ferite.

 

 

                                                                                                                                                                    Martina Marco ASC


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Igreja dos Batizados … assembleia dos chamados

Jesus pelo Batismo foi chamado e enviado pelo Pai em missão. Pela força e impulso do Espirito realizou seu ministério. Como batizados e batizadas somos integrados a essa experiência. Com esse fundamento leigas, leigos, sacerdotes, religiosos e religiosas tem construído e experienciado um estilo integrador do serviço de animação Vocacional. Têm feito deste serviço uma dimensão que perpassa todas as pastorais e ministério e ao mesmo tempo une a todas.

Ha uma década, mais ou menos, a Igreja em alguns ou em muitos lugares realizou um trabalho de conscientização sobre a missão dos batizados, fazendo com que a Igreja dos batizados se sentissem assembleia dos chamados e consequentemente todos se responsabilizassem em animar a todos os irmãos e irmãs a responder sua vocação assumindo os ministérios com ardor. Como fruto do Espirito houve uma resposta positiva e muitas pastorais contemplaram em seus planos atividades voltadas para este serviço e o mais bonito foi que as pastorais se uniram para realizar as atividades. Portanto, a consciência de que pelo Batismo somos chamados a continuar a missão de Jesus na Igreja e no mundo faz de todo cristão e cristã animadores e animadoras vocacionais.

Ana Jerusa Feitosa, ASC


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„Svjetlo istinito koje rasvjetljuje svakog čovjeka dođe na ovaj svijet.“ (Iv 1, 9)

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U božićnom vremenu liturgija nam donosi slike svjetla i tame koje nam pokazuju na novost koja se dogodila: „Dok je mirna tišina svime vladala i noć brzim tijekom stigla do sredine puta svog, sišla je tvoja svemoguća Riječ s nebesa, s kraljevskih prijestolja.“ (Mudr 18, 14-15).  I evo nas u Betlehemu gdje je Novorođeni kralj izabrao skromne jaslice i tamnu Betlehemsku noć za svoj dolazak među ljude kako bi „narod što je boravio u tmini vidio svjetlost veliku“ (usp. Mt 4, 16). Tama koja obavija svijet i Bog koji donosi svjetlost u naš svijet: „Svjetlo istinito koje rasvjetljuje svakog čovjeka dođe na ovaj svijet.“ (Iv 1, 9).

I pitam se nisu li sve ove umjetne lampice i svjetla koja tako rado palimo za Božić diljem svijeta samo izraz duboke čežnje svakog čovjeka da bude prosvijetljen „Svjetlom istinskim“? Nije li u svima nama – čovjeku današnjice – žeđ za Svjetlom i Životom još jača dok nas sve više obasjavaju lažnim i kratkoročnim svjetlima? Nije li u nama žeđ za Svjetlom koje će obasjavati svaku tamu, voditi i davati smisao cijelom našem životu i svakoj situaciji? „Svjetlo istinito dođe na ovaj svijet“ (Iv 1, 9) da ljudi u njemu imaju Život i smisao života. Biti prožet Svjetlom i održavati to Svjetlo među ljudima poziv je svakog kršćanina kako bi tama ovog svijeta bila manja, kako bi pokazivali put do „Svjetla istinskog“.

Tri mudraca krenuše za sjajnom zvijezdom u pustolovinu svog života. Jedini vođa im je zvijezda koja svjetli na njihovom putu i vodi ih u nepoznato. Iznad svih očekivanja u skromnoj štalici pokraj Betlehema nailaze na malo novorođeno dijete u kojem prepoznaše Novorođenog Kralja te mu se pokloniše: „I gle! Zvijeza koju vidješe na njezinu izlasku išla je pred njima dok se ne zaustavi nad mjestom gdje bijaše dijete“ (Mt 2, 9). Nije li veličina vjernika upravo u tome da u malim, naizgled čudnim događajima i prilikama života prepozna Njegovu nazočnost?

Dozvoliti da Bog uniđe u naš život i zahvati ga u cijelosti znači dozvoliti mu da polako oslobađa naše srce i razum od svih naših očekivanja, želja, planova, vizija i na kraju od nas samih kako bi mogli biti rasvijetljeni i prožeti njegovim Svjetlom. Tek tada bit ćemo sposobni prepoznati njegovu zvijezdu, prepustiti se voditi na putu i prepoznati ga u svim situacijama našeg života. Krenimo i mi u pustolovinu našeg života i dozvolimo da nas Bog oslobodi i isprazni od nas samih, ispuni svaki komadić tame našeg srca i ispuni ga svojim Svjetlom.

 

Sr. Viktoria Košak, asc

 

 


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“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.” (Gv 1,9)

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Nel periodo di Natale, la liturgia ci offre le immagini della luce e delle tenebre, per indicarci la novità che è accaduta: “Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo rapido corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale… si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio… (Sap 18, 14-15). Ed eccoci qui a Betlemme, dove il neonato Re scelse l’umile mangiatoia e la notte oscura del suo arrivo a Betlemme, tra la gente, li  si trasforma perché “il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce…” (cfr Mt 4, 16). L’oscurità che avvolge il mondo si trasforma perché Dio porta la luce nel nostro mondo! “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. ” (Gv 1 , 9).

Mi chiedo, tutte queste luci artificiali e le luci accese per il Natale in tutto il mondo, non sono solo un’espressione del desiderio profondo di ogni essere umano di essere illuminato dalla “Luce vera”? Non c’ è in tutti noi – persone umane di oggi – la sete di Luce e di Vita, ancora più forte, mentre ci illuminano con le luci  false? Non abbiamo sete di luce che illumini ogni oscurità, orienti e dia senso a tutta la nostra vita in ogni situazione? “Veniva nel mondo la luce vera…” (Gv 1, 9a) perché gli uomini abbiano in essa la Vita e il senso della vita. Essere intriso di Luce e riflettere questa Luce tra la gente, è la chiamata di ogni cristiano perché le tenebre di questo mondo siano diminuite, per poter dimostrare la via alla “Luce vera”.

I tre Maggi, nell’avventura della loro vita, andarono dietro una stella luminosa. L’unico leader è la stella che illumina il loro viaggio e li conduce verso l’ignoto. Sopra ogni aspettativa, in un’umile mangiatoia vicino a Betlemme, scoprono il piccolo neonato nel quale riconoscono il Re appena nato, e lo adorano: “Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.” (Mt 2, 9). Non è forse la grandezza del credente riconoscere la Sua presenza nei piccoli eventi, apparentemente strani,  nelle circostanze della vita?

Permettere a Dio di entrare nella nostra vita e di prenderla nella sua interezza, vuol dire permettergli di liberare lentamente i nostri cuori e la mente da tutte le nostre aspettative, desideri, progetti, visioni e in fine da noi stessi, perché possiamo essere illuminati e intrisi della Sua Luce. Solo allora saremo in grado di riconoscere la sua stella, lasciandoci  guidare sulla strada e così poterlo riconoscerlo in tutte le situazioni della nostra vita. Andiamo anche noi a vivere la vita come un’avventura e permettiamo che Dio ci liberi e scarichi da noi stessi, riempia ogni pezzo del nostro cuore  con la Sua Luce.

Sr. Viktoria Košak, asc


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Peace, justice and … fraternity!

 

As is well known, each year for January 1 the Church promotes reflection upon the fundamental value of peace and invites us to do all we can in order that it be realized.  Working toward peace and being especially concerned about situations where peace is lacking is an integral part of the Church’s mission.  This is because where there is no peace, respect for fundamental human rights is missing as well. 

Peace is not just the absence of armed conflict.  This is just one of the consequences, though the most visible, of unjust situations provoked by unequal distribution of resources, exploitation of people and natural resources, by interests of powerful groups in economic, financial and political areas.  Whatever causes poverty and injustice inevitably determines a conflict. 

In his message for the 47th world day of peace the Pope notes how daily selfishness is at the basis of many wars and so much injustice.  In fact, many men and women die at the hands of their brothers and sisters who do not know how to recognize each other as such, that is, as beings made for reciprocity, communion and gifting.  And so various kinds of hardships, marginalization, loneliness and various forms of pathological dependence grow. 

Life must be promoted even from crises in order to draw forth an opportunity for discernment and new cultural and economic models according to a correct scale of goods-values, which is possible to organize in having God as the final point of reference, by moving from competition to cooperation.  Humanity needs to re-discover its vocation, that is, to be sisters and brothers and children of God. 

In a letter to his wife from the prison of Kroonstad in 1975, Nelson Mandela observed that “honesty, sincerity, humility, genuine generosity, absence of vanity, and willingness to serve others – qualities that are easily at hand for all individuals – are the basis for the spiritual life of the person.” 

As the Pope states the culture of solidarity and fraternity are the basis for and way toward peace. 

 

 Sr Maria Teresa Intranuovo, asc