In Alleanza

Il blog del Centro Internazionale di Spiritualità

Triduo Santa Maria De Mattias, secondo giorno.

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Maria De Mattias…Tutto Amore e Carità

 

Saluto iniziale

 

L.        O Signore, apri le mie labbra.

T.        E la mia bocca proclami la tua lode

L.        O Signore, apri il mio cuore

T:        Che io possa amare con la stessa carità che animò  Santa Maria De Mattias.

 

Canto di inizio: Celebrate con me

Rit: Celebrate con me il Signore,

diamo gloria al suo santo nome.

Rendiamo grazie a Lui

Che ci ha donato la salvezza:

nel Sangue del suo Figlio ci ha amati.

Celebrate con me il Signore

Popoli tutti battete le mani

Popoli tutti lodate il suo nome,

perché è Lui il Dio che ci ama

è Lui il Dio fedele nei secoli. Rit:

Lodate il Signore, lodiamolo con gioia

Perché l’Onnipotente dona a noi misericordia.

Egli non risparmiò il suo Unico Figlio,

e ora noi siamo fratelli e figli in Cristo. Rit:

Cantate a Lui genti tutte della terra

Benedite in eterno il Sangue di Cristo.

La terra e il cielo lo lodi in eterno,

la vita di ogni uomo dia gloria a Dio. Rit:

 

L1 : Vogliamo ringraziarti, Signore, per il dono straordinario che ci hai fatto attraverso la vita di Maria De Mattias, per la sua testimonianza di fede e per la passione missionaria che ha animato la sua vita.

L2: Vogliamo benedirti per la forza del tuo amore che non viene mai meno nella nostra vita, pur segnata da tante difficoltà; questo amore che continua a sospingere i nostri passi verso la meta. Ci vogliamo porre dinanzi a te con la stessa freschezza e lo stesso slancio di quel giorno in cui ti abbiamo incontrato e ci siamo abbandonati alla Tua Voce.

Canto: Benedici il Signore

Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo nome;

non dimenticherò tutti i suoi benefici,

benedici il Signore, anima mia.

Lui perdona tutte le tue colpe

e ti salva dalla morte;

ti corona di grazia e ti sazia di beni

nella tua giovinezza. Rit.

Il Signore agisce con giustizia

con amore verso i poveri.

Rivelò a Mosè le sue vie

ad Israele le sue grandi opere. Rit.

Lettore: «La vita consacrata testimonia ed esprime in modo “forte” il cercarsi reciproco di Dio e della persona, l’amore che li attrae; la persona consacrata, per il fatto stesso di esserci, rappresenta come un “ponte” verso Dio per tutti coloro che la incontrano, un richiamo, un rinvio. E tutto questo in forza della mediazione di Gesù Cristo, il Consacrato del Padre. Il fondamento è lui! Lui, che ha condiviso la nostra fragilità, perché noi potessimo partecipare della sua natura divina» (Papa Benedetto XVI).

Salmo 131 – Abbandono fiducioso in Dio

Intimità e fiducia, consapevolezza della propria dipendenza da Dio e totale affidamento a lui.

1C: Signore, non si esalta il mio cuore

né i miei occhi guardano in alto;

non vado cercando cose grandi

né meraviglie più alte di me.

2C: lo invece resto quieto e sereno:

come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,

come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.

Israele attenda il Signore, da ora e per sempre.

 

Alleluia alleluia lodate il Signore

Alleluia alleluia lodate il Signore

 

Dal Vangelo secondo Marco (6, 32-34)

L: Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

G: I problemi urgono, le domande si incrociano, la gente si accalca intorno. È quello che capita a Gesù e ai suoi discepoli. Essi cercano un luogo solitario per riposarsi. Ma la gente intuisce e, più svelta di loro, li precede e li aspetta sulla riva, dove essi devono sbarcare.

«Gesù vide e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore»: in questo sguardo di Gesù, in questa sua “compassione”, in questo atteggiamento di profonda solidarietà e condivisione, è riflessa tutta la solidarietà, tutta la “passione” di Dio per l’uomo.

Quell’amore ci coinvolge nello stesso dinamismo, ci chiama a farci solidali con tutti, assieme a Gesù, il servo, che ama fino a dare la vita. «La missione, infatti, prima di caratterizzarsi per le opere esteriori, si esplica nel rendere presente al mondo Cristo stesso mediante la testimonianza personale. È questa la sfida, questo il compito primario della vita consacrata! Più ci si lascia conformare a Cristo, più lo si rende presente e operante nel mondo per la salvezza di tutti» (Vita consecrata, 72).

S: “La nostra missione comune nella Chiesa consiste nel collaborare con Cristo all’opera redentivi, testimoniando l’amore di Dio e donandolo agli altri, soprattutto ai poveri, agli oppressi, agli emarginati” CdV3

Musica di sottofondo – pausa di silenzio.

Alleluia alleluia lodate il Signore

Alleluia alleluia lodate il Signore

 Dal Vangelo secondo Marco (6, 35-40)

Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare».

Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini. Parola del Signore

G: «Voi stessi date loro da mangiare». I discepoli si avvicinano a Gesù e gli fanno osservare che «il luogo è solitario ed è ormai tardi». Essi gli dicono di congedare la gente «in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare». In sostanza, dicono che la gente per poter mangiare deve disperdersi «ognuno per conto suo». Gesù dà un comando: «Voi stessi date loro da mangiare».

I discepoli chiedono: «Dobbiamo andare noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Gesù invita a distribuire il pane; i discepoli non sanno di avere un pane che non si acquista con denari, ma che si deve donare-condividere.

 S1: “Condivideremo i nostri beni, i nostri talenti ed il nostro tempo con chi è nel bisogno, convinte che essere povere significa servire tutti” (CdV 16)

S2: “Ci sentiremo parte della vita degli altri, specialmente con chi vive in condizioni di disagio, scegliendo di essere solidali con l’umanità e con tutto il creato”  Atti AG 2011

G: «Quanti pani avete?». Gesù invita i discepoli a raccogliere quello che hanno a disposizione: «Quanti pani avete?», chiede loro. È come se dicesse: «Andate a vedere e mettete a disposizione quello che avete».

«Cinque, e due pesci». La sproporzione è evidente! Secondo una logica umana sono inadeguati i cinque pani e i due pesci. Spesso percepiamo la sproporzione tra le attese dei poveri, le nuove povertà – la precarietà del lavoro, la logica di un sistema economico che rischia di emarginare i poveri e calpestare i diritti dei più deboli, che non promuove la vita, la perdita del senso dell’esistenza e di speranza, l’eclissi dei valori, l’emergenza educativa… – e la nostra pochezza, inadeguatezza. Ma la risposta è una sola, e cioè l’abbandono fiducioso in Dio!

S: “Con cuore in ascolto ci impegneremo a ricercare insieme nella comunità la volontà di Dio comunque Egli la manifesti e ad obbedirvi” (CdV 20)  

S2: Promuoveremo la legalità come principio di giustizia e di trasparenza, rischieremo per servire il bene comune, la giustizia.  Atti AG 2011

 G: «Voi stessi date loro da mangiare» che può anche voler dire: «Date loro voi stessi da mangiare», cioè fatevi cibo, alimentate gli altri dando loro quel poco che avete o che siete perché sia condiviso, messo in comune, offerto/benedetto/spezzato/donato.

Dio non ci chiede qualche cosa e neppure molto, ma tutto! Dio chiede tutto, per dare tutto! Chiunque può chiedersi incredulo: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Come dire: «A che serve questa piccola cosa? Che posso dare di me stesso?». Ma dopo che il Signore ha preteso e valorizzato “la miseria” dei cinque pani e dei due pesci per sfamare cinquemila persone, nessuno può obiettare più nulla! Il Signore vuole aver bisogno di noi, delle nostre mani, dei nostri piedi, della nostra bocca. Ciò che per noi è insignificante per lui è indispensabile.

S: “Offriremo un amore personale, non esclusivo, aperto, libero e perciò fecondo di bene” (CdV 14)

S2: Porremo particolare attenzione al servizio a favore delle famiglie, dei migranti, dei rifugiati e dei senza potere, proteggendo soprattutto le donne e i bambini” Atti AG 2011

 Musica di sottofondo – pausa di silenzio.

 Preghiamo insieme

Tu sei il Pane.

Tu, Signore, sei il grido, il mio bisogno quotidiano.

Tutti gli occhi guardano a te,

che sei il pane e dai la vita.

Tu sei venuto anche per spezzare il pane,

strappandolo alla nostra voracità

che non faceva posto al fratello,

annullando un diritto

che abbiamo costruito contro il tuo Amore.

Tu sei il Pane, come sei Vita.

Inginocchiato davanti al cenacolo,

m’accorgo finalmente che è stolto

recalcitrare contro il tuo amore

o cercare un’altra legge,

quando per vivere insieme

non abbiamo che il tuo comandamento

che diviene mistero adorabile,

mentre ti servi delle mie povere mani

per prendere, benedire,

e spartire il Pane della vita.

(don Primo Mazzolari)

 Canone

Magnificat, magnificat, magnificat anima mea Dominum.

Magnificat, magnificat, magnificat anima mea.

 Guida: «Vogliamo elevare al Signore un inno di ringraziamento e di lode per la stessa vita consacrata. La vita consacrata, invece, testimonia la sovrabbondanza d’amore che spinge a “perdere” la propria vita, come risposta alla sovrabbondanza di amore del Signore, che per primo ha “perduto” la sua vita per noi. In questo momento penso alle persone consacrate che sentono il peso della fatica quotidiana scarsa di gratificazioni umane, penso ai religiosi e alle religiose anziani, ammalati, a quanti si sentono in difficoltà nel loro apostolato… Nessuno di essi è inutile, perché il Signore li associa al “trono della grazia”. Sono invece un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, assetato di Dio e della sua Parola. Pieni di fiducia e di riconoscenza, rinnoviamo dunque anche noi il gesto dell’offerta totale di noi stessi» (Papa Benedetto XVI).

 S:  La nostra Congregazione pertanto deve ritrarre in sé e riflettere la più viva immagine di quella divina Carità con cui (questo Sangue) fu sparso e di cui lo stesso divin Sangue fu ed è segno, espressione, misura e pegno”!… Lo Spirito della nostra Congregazione sarà così tutto amore e carità, “carità verso Dio e verso il caro prossimo” Maria De Mattias

 SEGNI  sottofondo musicale

Il pane

«Come Gesù offre se stesso, il suo corpo e l’intera sua esistenza, così noi non offriamo delle cose, ma noi stessi, la nostra esistenza, con Gesù, a Dio nel servizio di tutti. Gesù è venuto per rivelarci l’amore del Padre, perché “la persona senza amore non può vivere”» (Redemptor hominis, 10). «Nutriti dall’Eucaristia anche noi, sull’esempio di Cristo, viviamo per lui, per essere testimoni dell’amore. Accogliamo la vita di Dio e impariamo a guardare la realtà con i suoi occhi, abbandonando la logica del mondo per seguire quella divina del dono e della gratuità» (Papa Benedetto XVI).

 Un grembiule

Il termine grembiule deriva da grembo. Il grembiule è il segno della disponibilità del servizio.

Servire la vita, servire gli altri, accogliere le loro necessità, farsi prossimo significa in qualche modo diventare grembo, luogo di vita per chi ha bisogno di aiuto, di sostegno, di accoglienza.

Il grembo è generativo, è accoglienza, è condivisione. Accogliere qualcuno significa condividere con lui ciò che si ha e ciò che si è. Donare se stessi per la vita dell’altro.

 Un’anfora vuota

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: pur essendo nella condizione di Dio, svuotò se stesso assumendo una condizione di servo» (Filippesi 2,5-7). L’anfora vuota è segno della nostra volontà e impegno a «collaborare alla missione di Cristo accogliendo lui, rendendoci spazio della sua presenza e, quindi, continuazione della sua vita nella storia, per dare agli altri la possibilità di incontrarlo» (Istruzione “Il servizio dell’autorità e l’obbedienza).

 Preghiere

  1.  Perché il nostro servizio di ogni adoratrice del Sangue di Cristo porta sempre dalla tavola eucaristica.
  2. Perché l’Eucaristia e l’ascolto della Parola aumenti in noi la necessità della preghiera, l’abbandono in Dio, una fiducia straordinaria, l’unione con Cristo.
  3. Perché sappiamo donare a Cristo il poco che abbiamo e siamo con un abbandono fiducioso in lui, sicuri che attraverso la nostra pochezza egli può operare anche miracoli.
  4. Perché insieme alla Chiesa assumiamo insieme le sfide delle nuove povertà, testimoniando il principio della “reciprocità” e della comunione.
  5. Perché siamo sempre più segno di gratuità e di amore.
  6. Perché molti giovani scoprano la bellezza della possibilità di mettere anche oggi a disposizione di Dio e dei fratelli non qualche cosa e neppure molto, ma tutto.
  7. Perché, fedeli alla nostra vocazione, trasmettiamo la gioia di seguire Cristo, richiamo all’universale chiamata alla santità.

 Padre nostro…

 Benedizione

 Canto finale:  TI SEGUIRÒ e consegna del segno ai partecipanti

 Ti seguirò, ti seguirò, o Signore,
e nella tua strada camminerò.

 Ti seguirò nella via dell’amore
 e donerò al mondo la vita.
Ti seguirò nella via del dolore
e la tua croce ci salverà.

 Ti seguirò nella via della gioia
 e la tua luce ci guiderà.

 Commissione liturgica  

Comunità Internazionale 

Adoratrici del Sangue di Cristo

 

 

 

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