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Acuto 4 marzo 1834 -2014 180° di fondazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo L’usura del tempo…… ?

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E’ proprio vero che il tempo consuma soltanto, le cose e ogni essere vivente fino ad annientarlo? Questa è solo una parte della realtà della vita che cade costantemente sotto gli occhi.
Ma c’è un’altra verità, pure ben visibile che, spesso, sfugge ai pessimisti: il tempo fa crescere, matura, perfeziona, proietta sempre più verso nuovi orizzonti la vita, la scienza, la conoscenza. Dietro una morte, il tempo nasconde una vita, come il seme; il seme di un albero o di un bene gettato tra i solchi dell’umanità.
Non sono morti gli artisti per le loro opere; gli scienziati per le loro scoperte delle leggi che regolano la natura; non sono morti i Santi che continuano ad essere luce ad ogni persona che ha la possibilità di incontrarli sulla strada della vita; non è morto Gesù che, risuscitato , è un faro sul tetto del mondo per tutti gli uomini.
Non sono morte le tante opere di bene iniziate da persone generose e continuate nel tempo da altrettante seguaci. Vive, e ancora si sviluppa mettendo radici in tutte le parti del mondo, l’opera di Santa Maria De Mattias iniziata in Acuto – Frosinone il 4 marzo 1834!
180 anni durante i quali, Lei, Maria De Mattias, è stata come un piccolo e insignificante seme perché donna, senza istruzione e senza soldi, senza un aiuto che l’affianchi. Gettata in un paese lontano dal suo, con l’unica ricchezza e risorsa della forza dell’amore, seminata nel solco di Acuto, germoglia, mette radici, allarga i suoi rami con le compagne che in due secoli a lei si uniscono e raggiunge tutti i continenti: dalla Siberia all’Australia, dall’India all’Africa, dalle Americhe all’Europa alla Corea alle Filippine. Questi rami ancora seguono la luce dell’amore che indica i luoghi ove ci sono persone che cercano un riparo alla loro esistenza.
Come Santa Maria De Mattias le sue figlie, nei 180 anni di vita, attraverso una vita nascosta nel ritmo quotidiano, le troviamo accanto ai piccoli, ai giovani, alle donne, alle mamme; accanto agli alunni come ai professori, al malato o al diseredato; al rifugiato politico, al drogato, alla prostituta che vuole riscattarsi, alla famiglia per sorreggerla; accanto al carcerato, all’orfano , a chi è privato della sua dignità, al sofferente di ogni genere, a chi vuole ritrovare la vera dimensione di se stesso nella quiete di uno spazio sacro; a difendere i diritti di chi non ha voce e a consolare chi non ha più lacrime da versare o agli emarginati dalla società per malattie particolari o per essere anziani e insignificanti; a chi cerca Dio con tutto il cuore e a chi di Lui non vuole saperne affatto.
Come Gesù, esse si impegnano, nonostante i limiti propri di ogni creatura, a chinarsi sui fratelli perché siano aiutati a seguire la via del bene, la sola che ci garantisce la gioia; quello che, in verità è l’aspirazione più profonda di ogni persona.

Sr Maria Paniccia, asc

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