In Alleanza

Il blog del Centro Internazionale di Spiritualità


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Fifth Sunday of Lent

“But this is the covenant that I will make with the house of Israel after those days, says the Lord. I will place my law within them and write it upon their hearts; I will be their God, and they shall be my people. All, from least to greatest, shall know me, said the Lord, for I will forgive their evildoing and remember their sin no more.” (Jeremiah 31:33-34)

God has an issue with long term memory loss and because he does we are blessed. We cannot even comprehend that he would remember our sins no more because we never seem to forget them because we haven’t learned to let them go. We wear them like an albatross around our hearts. Even when we have received forgiveness in the sacrament of Reconciliation some of us hold on to the guilt. Not our God. Once we sincerely seek forgiveness of our sin it is gone from the memory of our Creator.

A woman once said that she prayed and prayed for her son who had fallen away from the church. She said that she would storm heaven and bemoan the fact that she could not seem to influence this son. Then one time while she was carrying on in prayer she heard a voice that simply said, “He is my son too.” From that point on she was able to let go of her concern knowing that her boy was in the hands of his Father. She let go of her concern about his possible sin and simply loved him.

I think that this is the same God we find here in Jeremiah, a God who is watching out for all the sons and daughters. We have a compassionate God who knows our weaknesses and loves us all the more because of them. This God goes ‘all in’ for this rag tag remnant of people and it doesn’t matter how far afield from him they go they are still his children. When they come home all is forgotten, really forgotten.
This passage from Jeremiah is a love song between a God and his people. The law of love is planted in their hearts and the gift of relationship with their God is established as an intimate and caring one. Today let us live like we know we are loved and forgiven. Let today be the first day of real freedom.

Questions for Reflection:
1. Do I carry forgiven sins around needlessly? Why?
2. What would help me to let go of my guilt?

Prayer: God of Forgiveness, help me to let the memory of my sins fade away. Amen.

Janis Yaekel, ASC


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V Domenica di quaresima

 

“Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni-oracolo del Signore-: Porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’ un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande-oracolo del Signore -, poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato (Ger 31,33-34).”
Dio ha un problema con la perdita della memoria a lungo termine, e per questo motivo siamo benedetti. Non possiamo neppure capire che Egli non si ricorda di più dei nostri peccati, noi però non riusciamo mai a dimenticarli per il fatto che non abbiamo imparato a lasciarli perdere. Li portiamo nel cuore, addosso come una pietra al collo. Anche dopo aver ricevuto il perdono nel sacramento della riconciliazione, alcuni di noi vivono ancora il senso di colpa. Ma non è così per il nostro Dio. Appena cerchiamo il perdono , il peccato non c’è più nella memoria del Creatore.

Una volta una donna disse che pregava molto per il figlio che non andava più in chiesa Aggiunse che invocava Dio con incessante insistenza e rimpiangeva il fatto che non riusciva a influenzare questo figlio. Una volta, mentre pregava, ella sentì una voce che le diceva semplicemente: “lui è anche mio figlio”. Da allora in poi la madre è stata capace di lasciar andare la sua preoccupazione perché sapeva che il figlio era nelle mani del Padre. Ha lasciato andare l’ansia riguarda al peccato del figlio e semplicemente lo l’amava.

Penso che sia lo stesso Dio che troviamo nel libro di Geremia: è un Dio che custodisce tutti i figli e tutte le figlie. Abbiamo un Dio compassionevole che conosce tutte le nostre debolezze e per questo motivo ci ama ancora di più. Questo Dio ce la mette per rimanere vicino al suo popolo, non ha importanza se questo popolo alcune volte è distante da Dio. Per Lui, sono ancora i suoi figli e le sue figlie. Quando tornano a casa, tutto si dimentica, davvero si dimentica.
Questo brano di Geremia è un canto d’amore tra Dio e il suo popolo. La legge dell’amore si pianta nel cuore della gente è il dono di con Dio si stabilisce una relazione intima e premurosa con l’umanità. Viviamo oggi con la certezza di persone amate e perdonate. Che sia oggi il primo giorno della vera libertà.

Domande per la riflessione:
1. Ripenso ancora inutilmente ai peccati già perdonati ? Perché?
2. Che cosa mi aiuterebbe a lasciare perdere il senso di colpa?
Preghiera: Dio del Perdono, aiutami a lasciare svanire la memoria dei miei peccati. Amen.

Janis Yaekel, ASC


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Fourth Sunday of Lent

“Whoever lives the truth comes to the light, so that his works may be clearly seen as done in God. (John 3:21)

Recently I stayed at my brother’s house for a few days. Since he has all the movie channels on his cable package I had the opportunity to catch up on all the latest movies. I didn’t recognize many of them by their title, so I had to watch a bit to get the plot. What I discovered is that I didn’t even have to watch them long to figure out the theme because everything was dark, even the daylight shots were grim and dimly lit. These, of course, were the crime and seriously depressing movies.
Sometimes life does seem rather grim and dark. It is part of the natural ebb and flow of life. Sometimes there is no rational answer for why things happen because sometimes it is simply fate. Recently I read that two thirds of cancer victims get the disease simply because they have bad luck. We have to deal with that darkness because it is there; but we usually don’t walk through it alone. Often there are family and friends and community to make the journey easier and of course there is often the inner sense that God is close at hand.

On the other hand sometimes the darkness in our life is self-inflicted. We make poor choices or follow our own desires rather than those of God. Sometimes in our stubbornness we shield ourselves from the light because our pride holds us to the dark side. Our lives become like a dark movie that feels like it is going to end badly and we are afraid to move into the light because we would have to admit to ourselves that we have flaws.

Yet if we can step courageously into the light hope will gradually seep into our hearts. Like a landscape of new fallen snow there will be brightness all around us and our hearts desire will be waiting in greet us with open hands.
All forms of darkness whether they are natural occurrences in life or caused by choices that we make have the potential for the brilliant light of insight and freedom, of hope and destiny, and the experience of God’s great love. So let us step into the light today and into the Divine Presence.

Questions for Reflection:
1. Is there darkness in my life right now? Is there a way into the light?
2. In past moments of darkness what helped me to find light?
Prayer: Jesus, lead me from the darkness into your light. Amen.

Janis Yaekel, ASC


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IV Domenica di Quaresima

“Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio (Gv 3,21).
Di recente sono stata da mio fratello per qualche giorno. Siccome egli ha tutti i canali che trasmettono soltanto film, ho avuto la possibilità di mettermi al corrente di tutti gli ultimi film. Dai titoli non sono riuscita a riconoscerne molti perciò ho dovuto guardare un po’ la trame per capire di che cosa parlavano. Ciò che ho scoperto è che non ci voleva molto per capire il tema perché già dalle prime scene si notava l’oscurità del film, anche le scene di mezzogiorno erano macabre e illuminate male. Naturalmente, questi film erano film gialli e tristi.

Realmente a volte la vita sembra abbastanza spietata e scura. Fa parte del flusso e riflusso naturale della vita. A volte non c’è una risposta razionale per spiegare perché qualcosa è successo, perché a volte è semplicemente il destino. Qualche tempo fa ho letto che due terzi delle vittime di cancro si ammalavano soltanto perché erano sfortunate. Siamo chiamati ad affrontare questo buio; ma di solito non dobbiamo soffrire da soli ,spesso ci sono le famiglie, la comunità, gli amici per far si che il cammino sia più facile e, naturalmente, dobbiamo tener presente che Dio è vicino al nostro buio.
Dall’altra parte, a volte il buio nella vita è auto-imposto. Facciamo le scelte sbagliate o scegliamo di seguire i propri desideri piuttosto che quelli di Dio. A volte nella caparbietà nostra evitiamo la luce perché l’orgoglio ci fa restare al buio. La vita diventa come un film scuro che sembra che finisca male e abbiamo paura di muoverci verso la luce perché dovremmo ammettere a noi stessi che abbiamo dei difetti.

Eppure se riusciamo a fare il passo verso la luce con coraggio, la speranza filtrerà pian piano nel cuore. Come un paesaggio di neve , ci sarà lo splendore che ci circonda e il desiderio del cuore ci aspetterà per abbracciarci.
Tutti i tipi di buio, sia di tipo naturale che la vita ci riserva, che quelli causati dalle nostre scelte, hanno la potenzialità della luce raggiante dell’intuizione e della libertà, della speranza e del destino, e dell’esperienza del grande amore di Dio. Perciò oggi facciamo il passo verso la luce e verso la Presenza divina.

Domande per la riflessione:
1. Adesso c’è buio nella mia vita? C’é una via verso la luce?
2. Nel passato nei momenti di buio, che cosa mi ha aiutato a trovare la luce?
Preghiera: Gesù guidami dal buio verso la luce. Amen.

Janis Yaekel,  ASC


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Third Sunday of Lent

“While he was in Jerusalem for the feast of Passover, many began to believe in his name when they saw the signs he was doing. But Jesus would not trust himself to them because he knew them all, and did not need anyone to testify about human nature. He himself understood it well.” (John 2:23-25)

There is an ugly behavioral tendency that rears its head frequently in this country. Just let a person receive fame for some good work or heroic behavior and it won’t be long till someone starts tearing her or him down. Someone can be riding high one day and by the next the negative slams make their way onto the web or on a national broadcast. Very few people survive our need to shoot down our heroes.

It would seem that human nature was the same in Jesus’ day. He knew that all the praise the people were heaping upon him would soon turn into anger and condemnation. Surface fans too easily would become Satan’s sidekicks.
Jesus knew that he could not let down his guard on his journey.. He must stay focused on his mission and he must rely solely on the Spirit for guidance and support. He must continue to love unreservedly and speak truth to the people. Temptations to fame must be put aside in favor of zeal for the mission. The golden spotlight must be replaced by the dark clouds of suffering and crucifixion. And on this journey Jesus must not even rely on his disciples for all will back away from him in the midst of the chaos.
There times in our lives when we give in to the temptation to bask in the adulation of others. We enjoy the praise we receive for our writing abilities or gardening skills, our leadership skills or our people skills. Yet in the end everything must be about our mission to follow Jesus and praise is not always a part of that mission.

Questions for Reflection:
1. Have I had an experience of having others praise me, only to have them ignore me at a later time? How did that feel?
2. Why is it important to be a student of human nature?
Prayer: Jesus, help me to keep focused on my mission to serve rather that to seek the praise of others. Amen.

Janis Yaekel, asc


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III Domenica di quaresima

«Mentre egli era in Gerusalemme, alla festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i segni miracolosi che egli faceva. Ma Gesù non si fidava di loro, perché conosceva tutti e perché non aveva bisogno della testimonianza di nessuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo.» (Gv 2,23-25).

Negli Stati Uniti c’è la tendenza di un brutto comportamento che, con frequenza, solleva la testa. Appena una persona diventa famosa per un’opera buona o per un comportamento eroico, subito dopo arriva qualcuno che comincia a stroncare questa sua fama. Va forte per un giorno e, il giorno dopo, il colpo secco negativo appare su internet o su una trasmissione nazionale. Poche persone riescono a sopravvivere, ma si ha bisogno di abbattere gli eroi.
Sembrerebbe che la natura umana odierna sia uguale a quella del tempo di Gesù. Egli sapeva che tutti gli elogi che la gente gli dava in abbondanza sarebbero cambiati ben presto in collera e in condanna. Troppo facilmente i tifosi superficiali diventeranno i compagni di Satana.

Gesù sapeva che sul suo cammino non poteva abbassare la guardia. Doveva mettere a fuoco la sua missione e doveva fare affidamento solo allo Spirito per la guida e per il sostegno. Doveva continuare ad amare in modo incondizionato e dire la verità alla gente. Doveva mettere da parte la tentazione della fama per favorire lo zelo per alla missione. Ci voleva sostituire la ribalta d’oro con i nubi scuri della sofferenza e della croce. E durante il cammino, Gesù già sapeva che non poteva contare sui suoi discepoli perché nel mezzo del caos tutti si sarebbero tirati indietro.
Ci sono momenti nella vita quando noi cediamo alla tentazione di bearci dell’adulazione degli altri. Godiamo l’elogio che riceviamo dalla nostra abilità di scrivere bene o di avere il pollice verde, dalla nostra capacità di leadership o dalla nostra bravura di relazionarci con la gente. Eppure alla fine tutto dovrebbe riguardare la nostra missione nel seguire Gesù; l’elogio non sempre fa parte di quella missione.

Domande per la riflessione:
1. Ho mai avuto l’esperienza dell’elogio degli altri, e poco dopo di avvertire che mi ti ignorano? Come ti sei sentito?
2. Perché è importante studiare la natura umana?
Preghiera: Gesù, aiutami a mettere a fuoco la mia missione di servire piuttosto che cercare l’elogio degli altri. Amen.

Janis Yaekel, asc


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“This is my beloved Son. Listen to him.”

Second Sunday of Lent

“Jesus took Peter, James, and John and led them up a high mountain apart by themselves. And he was transfigured before them, and his clothes became dazzling white, such as no fuller on earth could bleach them. Then a cloud came, casting a shadow over them; from the cloud came a voice, ‘This is my beloved Son. Listen to him.’” (Mark 9:2-3, 7)
My favorite place to visit is a little patch of heaven in north western Wisconsin. Several years ago I had the opportunity to take a very good friend with me on vacation up north. I was very fortunate because she saw in the place the same rugged beauty that I did. It would have been disappointing if she hadn’t.
Jesus took Peter, James and John to the heights both physically and figuratively. He wanted them to see his glory even if they couldn’t understand it completely. He wanted them to hear with their own ears Jesus’ mission statement, “This is my beloved Son.” These common fishermen were his friends and Jesus wanted them to know his truth.
We know that they realized that this was a special moment. They wanted to hold on to it but as with most mystical experiences that does not happen. Too quickly it is over and what they had was only the memory. But it will be a memory that will continue to have energy for them far beyond that day. It will be the key to their understanding of Jesus’ mission in the future.
For Jesus this second experience of hearing that he is the beloved Son is significant because it will give him the strength to face the suffering and crucifixion that is coming soon.
Leaving the mountain all four men had experienced a deep sense of God and all would continue to be graced by this day on the mountain.
Questions for Reflection:
1. Jesus gives these three men a glimpse of His glory. Have we had such a glimpse of heaven in our life?
2. Have I had an experience which I had hoped would continue on? What was the grace I received?
Prayer: Transfigured Jesus, help me to see you and embrace the mystery of Your life. Amen.

Janis Yaekel, asc