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Il blog del Centro Internazionale di Spiritualità


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ARCHBISHOP OSCAR ROMERO was Beatified.

On Saturday, May 23, 2015, ARCHBISHOP OSCAR ROMERO was Beatified. It seems appropriate that it was the Vigil of Pentecost. For he truly, and deeply, listened to and followed the Spirit’s call to bring liberty, healing, courage and strength to those oppressed, impoverished, marginalized, and burdened. Romero embodied the Presence of God; his decisions showed he“ choose the way of the Holy Spirit (ASC 2011 GA ACTS, pg. 8).”

Certainly, granting him the title, “martyr of the Church,” affirms Romero’s prophetic witness that there is ‘no greater love, than laying down one’s life.’ Grounded in a deep love of Christ he saw the suffering of his Salvadoran brothers and sisters and stood with them to his death. Romero’s story continues to permeate the discourse of faith and life in Central America and beyond, even 35 years after his death.

The inscription at Romero’s tomb reads: “They killed you because you were with us, the poor. They tried to eliminate us, but you have not died. You live on in our struggle.” In this way, the Spirit continues to breathe forth in the hearts of all who honor Romero’s life and strive to be both peace-makers and justice-seekers.

So, as we celebrate Romero’s life, and the feast of Pentecost, let us pray that the fire of the Spirit will continue to burn, with light and warmth, in our own hearts and lives, leading others to greater freedom and deeper love of God and neighbor.

“Martyrdom is a grace I don’t believe I am worthy of. But if God accepts the sacrifice of my life, may my blood be a seed of liberty and the sign that hope will soon become a reality.” Archbishop Oscar Romero Are you one of the “seeds of liberty” or “sign of hope” that Archbishop Romero spoke about before his death

Sara Dwyer,ASC

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Beatificazione dell’ Arcivescovo OSCAR ROMERO

Sabato, il 23 maggio 2015 è stato beatificato l’ Arcivescovo OSCAR ROMERO.
Sembra giusto che sia stato proprio la vigilia di Pentecoste, perché lui davvero ascoltò in modo profondo la chiamata dello Spirito di portare la libertà, la guarigione, il coraggio e la forza agli oppressi, ai poveri, agli emarginati e alla gente appesantite dai problemi. Il Romero incarnò la presenza di Dio, le sue decisioni manifestarono che lui scelse la via dello Spirito santo (cfr. Atti AG 2011, p. 9).

Certamente il conferirgli il titolo di “martire della Chiesa” conferma la testimonianza profetica di Romero che “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.
Basato nell’amore profondo di Cristo, lui vide la sofferenza dei fratelli e delle sorelle salvadoriani e stette accanto a loro fino alla morte. Anche 35 anni dopo la sua morte la storia di Romero continua a permeare il discorso della fede e della vita nell’America centrale e oltre.

L’iscrizione della tomba di Romero dice: “Ti hanno ucciso perché sei stato con noi, i poveri. Hanno cercato di eliminarti, ma tu non sei morto; vivi ancora nella nostra lotta”. In questo modo, lo Spirito continua a esalare nel cuore di tutti quelli che fanno omaggio alla vita di Romero e che si sforzano a essere sia persona che portano la pace che persona che cercano la giustizia.

Perciò, mentre celebriamo la vita di Romero e la festa di Pentecoste, preghiamo che il fuoco dello Spirito continui a ardere con la luce e con il calore nel nostro cuore e nella nostra vita per guidare altri alla libertà più grande e all’amore più profondo di Dio e del caro prossimo.

“Il martirio è una grazia di cui non credo di essere degno. Ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita, sia il mio sangue il seme di libertà e segno che presto la speranza diventi realtà”.

Sara Dwyer asc